sabato, 24 maggio 2008,00:54

La novità è che navigo a spese di nonsochì.
In ogni caso a scrocco.
Me ne sono accorta per caso, mentre stavo lavorando a casa, perché a me, ed al 90% dei lavoratori dipendenti  la detassazione degli straordinari ce fa ‘na pippa.
Ad un certo punto mi è sbucata fuori una rete wireless non protetta: oh, che avreste fatto? Cioè, non me ne frega niente di cosa avreste fatto, io so che l’ho acchiappata.
Parassita? Macché? E’ un comportamento innocente, socialista ed ecologico: un po’ come salire al volo su un taxi che ha chiamato qualcun’altro. CO2 per CO2 tanto vale approfittarne.
L’unico problema è che quando quel coglionazzo del mio ospite va a letto e spegne il modem mi lascia a piedi. Spesso in un luogo molto distante da quello che volevo raggiungere.
Ma per questo prezzo non ci penso proprio a lamentarmi.

lunedì, 19 maggio 2008,21:57

Amore,
passi che negli ultimi mesi ti sia fatto sentire saltuariamente e solo quando avevi bisogno di qualcosa;

passi che mi abbia distrattamente mentito sul tuo stato civile;
passi che mi abbia distrattamente messo al corrente della smisurata quantità della tua prole solo dopo aver allegramente ruzzolato per la mia alcova;
passi che, dopo mesi di assenza, ti sia ripresentato pieno di doni vistosamente riciclati;
passi che, per salvaguardare la tua onorabilità abbia miserabilmente calpestato la mia;
passi il tuo comprensibile malumore;
passi la tua meravigliosa ed irresponsabile natura;
passino le divergenze culturali;
Ma sul Gillette Sensor Excel Pour Elle non transigo: chi ti ha autorizzato a fottermi l’ultima ricarica per rasarti il cranio?
  Devi aver confuso la tua capocciaccia vuota e spelacchiata con la mia Magnifica Passera.
E questo, perdonami Amore, proprio non riesco a sopportarlo.

lunedì, 05 maggio 2008,12:06

Quando ho voglia di silenzio me lo prendo e riprendo.
Ma scrivere mi piace un sacco.
Come mi piace leggere.
Tra le tante cose ho letto anche Efraim Medina Reyes

Scrivo cose che dimenticherò, scrivo cose che ho già dimenticato. Ciò che tento di dire fugge prima che compaiano le parole con cui dirlo. E’ come quando ti succede qualcosa di bello e la mente si riempie di quella cosa e poi, quando la cerchi con le parole non rimane molto. Le cose brutte, invece, crescono come la schiuma della birra.

Scrivo le risposte cui le mie domande future hanno bisogno ora. Scrivo perché delle mie parole, un giorno, rimarrà solo la schiuma e vorrei ritrovare qui la  mia innocenza e la loro. Scrivo senza ignorare che lo spirito delle cose non si riflette nelle parole, come le anime non continuano a vivere nelle fotografie.

Se Last non avesse postato la sua bella faccia sarei partita da Arturo, che è tornato a scorrazzare sul balcone. E’ da un sacco di tempo che non penso a Splinder. Nel frattempo ho scopazzato  con la mia avataressa  su SL ed ho disdetto l’adsl di casa. Ho preso 17 chili e ne ho persi 20, nonostante la dissolutezza che, ne sono certa, mi accompagnerà alla tomba.
Insomma, sono sempre io.
E mi sono innamorata ancora. Per quel che conta.

 

Amore,

sono io, sempre  qui.  Un po’ annebbiata, un gran casino nel  letto.
Il cambio di stagione, mia croce e basta, incombe.
Ma tu stai per tornare.
Se facessi appello solo alla mia razionalità ti manderei a cagare e basta. Senza passare dal via, proprio come  a Monopoli.

Ma si da il caso che in questi giorni mi senta viva  e generosa. E comunque su di te,  germoglio mio, non ha gran senso abbattere la mia ira.

L’aria è tiepida. Ragni rossi, tortore e  gechi affollano il balcone.
L’ortensia, carnosa, mi chiede acqua ed attenzione. Al tramonto, l’odore della terra bagnata esalta quello del timo e dell’origano  che uniti alla salvia, alla menta ed al rosmarino gratificano la mia mente in un inebriante concerto botanico. La ginestra, odorosa, palpita. Ed io con Lei. 
Il campo selvatico qui davanti, esplosione di  papaveri, allieta il mio risveglio.
Mi sento bene.
E vorrei che tu, terra fertile, creta, peccato originale, fossi qui a trastullarti con i miei sensi.
Ho riposto molte cose, ultimamente.

Certe pericolose verità assolute, per dire, che non mi hanno mai portato nulla di buono. Aspetto, vita mia, paziente ed implacabile. Sicura di affondare, prima o poi, la lama. Con la certezza che non serva a nulla.
Perché checché se ne dica o pensi, il peso della disfatta non si  placa di lingua né di spada.
Oh, certo, al momento giusto troverò certamente le parole. Ma non voglio pensarci adesso. Adesso aspetto te.

Adesso voglio abbandonarmi a questa attesa languida. A te, che tra poco arriverai. All’odore speziato del tuo corpo. Alla tua bocca carnosa. Alle tue braccia rassicuranti. Al tuo ventre puro ed insaziabile. Alle tue cosce tornite ed avvolgenti. Ai delicatissimi e cattivi pensieri che m’ispiri.
Mi sento meglio.
Ed è un bel sentirsi.

giovedì, 07 febbraio 2008,21:36
VAN GOGH



Van Gogh per risvegliare il blog. Bell'ometto.
mercoledì, 29 agosto 2007,14:43

IL GECO ARTURO SIA SEMPRE CON NOI

Eccolo qui, più smagliante che mai.
Mi guarda pure incuriosito, lo stronzetto.
Dal terrazzo di casa mia.
'Tacci sua.

 

martedì, 26 giugno 2007,01:45

W LA GGENTE
- Capisci, non è che ne faccia una questione personale, ma io su quel progetto ci ho lavorato sodo, e oggi, quando mi ha chiamato l’ing. Mengazzi da CNIPA…..
Pare che l’interlocutore si arrabatti alla bell’e meglio, ma non riesco proprio a capire con quali argomentazioni.
- Si, si certo, intanto stiamo facendo tutti, intendo dire come ministero, una figura barbina.
Riobiezioni interlocutorie. Incomprensibili.
- Ma noooo.  Guarda, prendilo come uno sfogo personale. Ma tu capisci? Ne va anche della mia professionalità! L’unica spiegazione che riesco a darmi è l’atteggiamento ostativo del mio ministero a quel progetto del loro portale......
Stavolta l'obiettore gli dice che ha pisciato fuori dal vaso. Forse con altri termini, ma il senso è quello.
- Beh, guarda, è l’unica cosa che mi viene in mente. Magari banale, ma altre spiegazioni non ne vedo. Ma è anche questione di credibilità! Spero tu comprenda il mio imbarazzo....
Alla parola imbarazzo avverto un irrefrenabile desiderio di girarmi e guardare in faccia questo Lord Brummel dell’e-government che mi sta urlando sulla nuca. Nel 95. No, perché mi piacerebbe capire dove inizia e dove finisce il senso di vergogna di certa umanità così disinvolta.
Cedo alla tentazione, tanto questo qui è talmente fuori da non accorgersi di nulla. Ed ha proprio la faccia da Signor Rossi che immaginavo.

La gente sull’autobus parla di tutto. Ci passa tanto di quel tempo che magari finisce per scambiarlo per il tinello di casa propria.
Che poi c’è un’utenza per ogni linea/fascia oraria.
Chessò, sul 719, verso le 9, c’è la popolazione geriatrica delle visite “della pressione”, quella che sbarca al San Camillo senza fretta e senza speranza. Tenace e sciancata. Tenera e rompicazzo.
Per incontrare le Signore tuttepianificate, invece, alla stessa ora bisogna prendere il 175: con pari nochalance fissano appuntamenti con il ginecologo (spiegando alla segretaria ogni caratteristica organolettica di quelle fastidiose perdite tra un ciclo e l’altro o dopo i rapporti non protetti) e ordinano ciriole al pastafrescaro sotto casa.
Bencotte, mi raccomando.
Poi c’è chi pubblicamente
litiga,
chi mamma sto pe’ arrivà… macchè, non passava mai…..so du ore che aspetto l’autobus! (BUSCIARDA!)
chi fa l’amore,
chi si lascia,
chi Antò, nun te sento (tu no, ma io sì, boiadunmondlader)
chi seduce,
chi si lascia sedurre,
chi  si atteggia (tipo a fare il mago dell’alta finanza, così, giusto per fare il ganzo con i forzatamente inerti compagni di viaggio)
chi er pupo c’ha ancora la febbre? Daje ‘na pasticca de quelle dentro la scatola arancione nel primo cassetto der comò…
chi parla vai-a-sapere-di-cosa nelle lingue più improbabili del pianeta,
Diobono tracciare una mappa di questa variegata umanità è davvero complicato.

Vabbè, ridendo e scherzando si sono fatte le 19.30.
Sai che nuova c’è? Ora mi faccio un aperitivo.

M’infilo nel fresco condizionato del “PAN PER FOCACCIA” di Roma Ostiense.
Certo, non sarà come l'happy hour quel festoso e nutrito popolo di idioti meneghini (e, ahimè, capitolini), ma chemmefrega? Semo ggente de borgata, no?

E mentre sorseggio distrattamente il mio prosecco indovina chi ti vedo?

Urca! Seduto su una panchina del marciapiede della stazione, oltre la linea gialla, c’è proprio lui, il Signor Rossi, quello del portale. Quello che ne va la sua credibilità.
Quello imbarazzato.

Si sta scaccolando.

martedì, 12 giugno 2007,22:22
QUESTIONI PERSONALI
Leith, citando non so chi, direbbe che siamo tutte d’un pezzo per non cadere a pezzi, ma io non sono manco di quel genere di tuttodunpezzo lì, e ne vado mestamente fiera.
Però ho i miei cazzutismi anch’io, che sono bellissimi, perché a palesarli non è la bruciante collera di un momento. Nossignore: io ci arrivo per lenti processi logicoemotivi.
Non so che farci: certe questioni mi fulminano ancor prima che si rivelino nella loro imponente evidenza.
Mi si manifestano sottoforma di noiose contrarietà.
Non tutte, purtroppo, diciamo che mi sono specializzata nella chiromanzia degli epiloghi.
Dunque, se me la svigno un attimo prima con  sorniona alterigia non mi si venga a dire che sono tosta. (Potrei piantarti la chiave della porta blindata tra la croce degli occhi).
Non sono il tipo che gira i tacchi per il puntiglio di una presunta offesa, io.
Che poi…. magari avessi abbastanza spessore da oltraggiarmi!
Annoiarmi, invece, ti riesce egregiamente.
Adieu.

E su questa annotazione privata lascio un pensiero a LaP, che qualche commento fa parlava di frattaglie ed evoluzione. Minchia se è vero.
La questione però, lo confesso, non mi appassiona più: perché, di grazia, sprecare quanto mi resta da vivere nel tentativo di dischiudere menti involute?
Non dimostro già abbastanza buonsenso a non accoppare col vaso di gerani il coglione che sta giustappunto ridendo sguaiatamente sotto la mia finestra? Cos’è, devo spiegare tutto a tutti? A me chi me l’ha spiegato?
Pas de cadeau, dicevo tempo fa. Fine della beneficenza.
Quindi, involuti di tutto il mondo "palla lunga e pedalare".
E per gli altri.......
domenica, 10 giugno 2007,02:33

FAMIGLIE ESTESE

 

Ci sono legami illegali, fondati su quel senso di appartenenza che se non sai che roba è non chiedermi di spiegartelo. Rapporti in cui non c’è nulla da capire, perché ci si è già saldamente afferrati, da subito, con la promessa, mai detta, né scritta, di non abbandonarsi mai. Nonostante le differenze.  E’ l’ultima frontiera, quella dell’amore cosmico, quella che ti esorta a far appello ai sani e stupidi principi dei tuoi vent’anni. Quella che ti obbliga al rispetto delle differenze.

E’ qualcosa che va ben oltre il concetto di famiglia allargata: è la stirpe degli affini, qualcosa che non ha nulla a che fare con la genetica, una corte, la Corte. Un insieme di individui vincolati  dalle  regole dell’anima, persone che non reclamano nulla. Men che meno diritti.
L’unica cosa che si rivendica, qui, è la facoltà di esibire una spocchiosa diversità di esistenza. D’accordo, anche questo è un vezzo. Ciascuno ha i propri vizi.

 

Lui è parte di questa famiglia estesa. Da oltre un lustro. Mi ride, mi parla, mi accompagna.
Conosce ed esalta i mie limiti, fino a trasformarli in virtù. Se fossimo una coppia canonica funzioneremmo un paio di mesi. Poi l’inevitabile fallimento. Siamo così. E lo sappiamo. Ed abbiamo in testa il medesimo irrealizzabile sogno.
Nudo, pieno, completo e marmoreo mi dorme accanto. Mi fa l’amore dolcemente, rassicurante come un consorte. Fantasioso ed imponente come un’amante.
Lui mi sa.
Conosce la mia pelle e l’amaro della mia anima.
Conosce le mie contratture. Ogni fremito del mio piacere.

Io lo so.

Mi piace leccare la sua spudorata allegria, l’essenza elementare delle sue reazioni. La complessità del suo cuore. L’impenetrabilità del suo cervello.
Cosa siamo? Non abbiamo neanche questa nuova dignità sociale di “famiglia allargata”, eppure siamo molto di più. Perché il concetto dell’allargamento, di per sé, filologicamente parlando, genera il malinteso dello spazio esteso. Qualcosa che allontana.
Invece Lui, prezioso dono della vita, sparisce senza allontanarsi mai.
Protagonista indiscusso ed esclusivo. Familiare, in un modo o nell’altro.
domenica, 27 maggio 2007,21:21
Anaïs
Che tu sia la Nin o l’anima di una fragranza Cacharel poco conta.
Quello che conta siamo noi.
Noi ed i sogni transitori che accompagnano le nostre giornate.
Noi e la leggerezza.
Noi, quelle cattive.
Quelle sceme.
Quelle tanto per bene. Che poi quel perbenismo lo ficchiamo in culo a molti (almeno un paio di volte al giorno e salvo diversa prescrizione medica)
Noi dottore di noi stesse. Psicofarmaci nel cassetto e un buon bianco in frigo.
Tuttologhe, fancazziste. Stacanoviste. Logorroiche, ironiche e vagamente isteriche. Istrioniche.
Noi e quei pensieri che ci conducono più in là. Spesso portandoci da nessuna parte.
Noi e le nostre scarpette rosse.
Cercati un nick, bella catanese: questo posto ha bisogno anche della tua capoccia.
Devotamente tua,
LamaDiCorte o FarFarfalla, fai un pò te.
mercoledì, 25 aprile 2007,01:09
A CHE ORA E' LA FINE DEL MONDO?
Questo caldo mi sta sbalestrando, tanto che poi ieri sera ho deciso andare a trovare Razi e di cenare con lui, che nell’insieme mi fa molto sogno di una notte di mezza estate. O forse più commedia sexy (nella medesima notte).
Devo dire che nonostante le frequenti scaramucce continuiamo ad essere molto legati: le mie incazzature durano la cantata di un grillo, e lui è bravissimo a darmi della visionaria quando gli rammento le sue.
E poi Razi ha una struttura mentale elastica, checché se ne dica è l’unico arabo che conosco capace di mettere in discussione i propri convincimenti più radicati.
Ed è molto più introspettivo di quanto dia a vedere.
Vabè…. dopo esserci riallineati sugli ultimi accadimenti siamo finiti in terrazzo, a mangiare la viennetta. Ed abbiamo ripreso a parlare delle sure del Corano, come ai vecchi tempi. Finchè non me ne sono uscita con la solita prima stronzata che mi passa per la testa.
Lama: scusa, ma voi ce l’avete l’Apocalisse?
Razi: sì, certo.
Lama: a me sta cosa mi manda fuori di testa…. voglio dire, c’abbiamo le sacre scritture quasi uguali! A parte qualche quisquilia squisitamente teologica dov’è tutta ‘sta differenza tra islam e cattolicesimo? Abbi pazienza, ma io tante ragioni per scornarsi continuo a non vederle.
Razi: intanto non mi pare si tratti di una sura. E poi dai....ancora con questa faccenda dello scontro di civiltà? Ma chi si scorna? Guarda che la maggior parte della gente vive in pace.
Lama proprio in pace non direi.
Razi La gente lotta con la quotidianità, ovunque. Ed i conflitti che dici tu hanno una matrice più economica che religiosa o ideologica.
Lama vabè, ora però raccontami della vostra Apocalisse.
Razi secondo la tradizione islamica la fine del mondo sarà preceduta dall’apparizione di un falso profeta che regnerà sulla terra per 40 giorni prima di essere sconfitto dal Mahdī.
Lama: e mo chi è 'sto Mahdī??? Dammi un’altra cucchiaiata ti viennetta, va là…..
Razi il Mahdī colui che riporterà felicità e di giustizia. Ovvero l’epoca che prelude al yawm al-dīn, che è il Giorno del Giudizio. Secondo la tradizione il Mahdī è Gesù.
Lama: intendi dire proprio Gesù-Gesù? Insomma, quello nostro?
Razi: eh, non è che ce ne siano tanti altri in giro…..
Lama io ne conosco almeno un altro
Razi eh? (e lecca il cucchiaio)
Lama lascia stare, era una cazzata.
Razi .....comunque, come ti già detto, nella cultura islamica Gesù non è considerato né Dio, né Figlio di Dio.....
Lama: ....occhei, ora ti rispiego la questione della Trinità. Non perchè mi stia a cuore, sia chiaro, solo per farti capire il concetto delle "tre persone, uguali e distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo".....
Razi: non è necessario, anche di questo abbiamo lungamente discusso…..i mussulmani rispettano Gesù. Ma solo perche è un Profeta.
Lama che ce l’hai un po’ di limoncello?
Si alza e va in cucina. Resto in silenzio, da sola a pensare, nel frescolino di un'estate prematura. Sono già mezza brilla. Così che quando torna in terrazzo e mi riempie il bicchiere me ne esco con l’ultima cazzata:
Senti Razi, facciamo una bella cosa, ché tu mi sembri ben introdotto nell’ambiente (io sono un po’ in rotta coi miei......e poi figurati se con tutto quello che hanno da fare con ‘sti dico, Bagnasco Ruini & C. si filano una scema come me). Dunque, io spero vivamente che questo yawm al-dīn o come accidenti si chiama, se proprio deve arrivare, giunga più in là. Ma semmai anticipasse o comunque tu ne avessi sentore, vieni subito ad avvertirmi.
Razi sentore? In che senso?
Lama un qualche segnale dal cielo. Che ne so, fa’ conto un'aria cupa e rarefatta....da eclissi fuoriprogramma. O una palla di fuoco all’orizzonte…..tipo….. sopra Fiumicino o dietro i Castelli....
Mi guarda perplesso.
Dai...che ti costa? Se dovessi notare qualcosa che non ti quadra, se dovessi capire che siamo prossimi alla fine del mondo, molla tutto e corri a dirmelo.
Razi Forse sarebbe tardi per una conversione...…..
Lama: Forse. Ma per un' altra trombatina apocalittica magari no.
domenica, 15 aprile 2007,02:57
Caro Guido,
lo so, sono in anticipo, ma da un po’ di giorni mi sveglio più o meno alle 5 del mattino e non riesco più a dormire. Anzi, mi riaddormento quando suona la sveglia, che è un casino. In quell’aurora di lucido torpore mi si accavallano nella mente i pensieri più improbabili. Stamattina eri tu.
Come stai, mio amato? Riesci ad ingannare la noia? Spero con tutta me stessa che tu abbia trovato una dimensione - che non so neanche immaginare - di armonia cosmica. Qualcosa che ti piaccia. O che almeno ti faccia star bene. Lo spero per te e per me: non potrei vivere pensandoti perso nel nulla, come quando ci siamo lasciati.
Io ho un sacco di cose da raccontarti, di molte, suppongo, ti sia giunta notizia. Anzi, di tutto. Ma mi preme raccontarti personalmente di me, dirti come sono arrivata fin qui e come sto.
Checché se ne dica sono invecchiata , caro Guido. Al punto da stentare a riconoscere la mia immagine riflessa. A volte ho come sentore di un guizzo negli occhi, qualcosa che tradisce l’anagrafe di anima e carcassa: quella vaghezza inquieta e curiosa della mia indole. Quella che conoscesti mille anni fa. Ma il candore che ricordi se n’è andato a puttane.
Come sai ho cambiato città lavoro e giro, anche se non mi pare faccia una gran differenza.
Vivo da sola.
Letteralmente.
Come una pigna secca.
La quotidianità lambisce la mia vita senza contaminarla, e questa cosa – a dirla tutta - un po’ mi fa paura.
Cazzo ridi? Su, tu lo sai come sono fatta: ci sono cose che mi fanno sempre un male cane, ma guardo avanti, razionalmente, cementando un giorno dietro l’altro, una parola sull’altra, un’idea, un cazzo di pensiero. Ogni tanto mi frana qualcosa intorno ma non ci faccio più caso. Sistemo disastri e guardo avanti. Fiera ed incosciente. Fiduciosa.
Sono fatta così, e magari è anche per questo che ci siamo incontrati.
Il nostro figlioccio cresce bene, ed anche Lori mi pare serena. Mi sta aiutando molto, alla sua maniera, che è un po’ la mia. Fare.
Mio padre si è ammalato di nuovo. Pare che questa cosa sia indipendente dalla precedente, ma alla fine cosa cambia? Provo un senso tenerezza che non so dirti, qualcosa che mi dilania, ma reagisco come ho imparato, con quella viva passione, con un vigore feroce che mi hai insegnato anche tu. Tuo malgrado.
Il resto va come vedi: ho un fidanzato sensuale esotico fedifrago ed inaffidabile. Ed in fine dei conti mi va bene così. Giorni fa gli ho detto che se non l’ho ancora mandato a cagare è solo grazie alla mia spiccata attitudine all’ acquarità. Sono uno spirito libero, di quelli che non costringono e non tollerano costrizioni. Ha riso grasso, aggiungendo che faremo molta strada insieme.
Io ne dubito. Tu?
Ho rivisto anche Anna, ultimamente. L’età ha rinvigorito la sua altera bellezza, che ora è anche materna e rassicurante. Ha due figli. Ed una marito nuovo, che poi sarebbe quello con cui ha iniziato una nuova vita proprio quando tu hai deciso di porre fine alla tua.
Con il resto dei nostri amici comuni ho chiuso quando te ne andasti. Per me è stata una grande delusione, ma nel mare di disperazione di quei giorni non c’era tempo per blandi sentimenti da signorine, ed oggi, ripensandoci, provo solo un senso di compassione.
Mi dispiace che il nostro tempo sia scaduto così in fretta: avrei tanto voluto che conoscessi meglio i miei preziosi gioielli di famiglia. Io li ho scoperti in tempi relativamente recenti, sono una risorsa lussuosa e rigenerante. Chissà, magari le cose sarebbero andate diversamente anche per te.
Robi ha spostato la barca. Ora è un po’ più vicino e questo ci permette di stare spesso insieme. Ormai siamo come due vecchi coniugi, ci si scazza per questioni piccole prevedibili e quotidiane. Ma ciascuno conosce ed ama l’altro nelle più recondite pieghe dell’anima, nelle miserie più che nelle glorie, senza pudori. Senza omissioni.
Sai Guido, a volte penso che quest’Uomo abbia qualcosa di te. In certi momenti la percezione di similitudine è stata così netta da crearmi una vertigine, altre mi pare che ad accomunarvi sia solo la disperazione.
E in fin dei conti era proprio questo il fulcro dei miei pensieri di questa alba semifestiva.
Perché più vado avanti e meno so.
A caldo, per non lasciarci la pelle, mi assolse una provvidenziale convinzione di ineluttabilità: si trattava di una patologia grave, qualcosa contro cui avrei potuto combattere ad armi impari. Inadeguate. Ammesso che me ne fossi accorta.
Oggi non so dire. Il quadro d’insieme inizia a prendere contorni sfuocati, contaminati dalla visione annacquata delle lacrime, dalla delicatezza che mi riserva la memoria del nostro tempo migliore. Dal buonumore che ancora m’infonde il ricordo della spensierata allegria di quei giorni.
No, non ti penso mai con rimorso. Non razionalmente, almeno.
Ma ancora mi chiedo quale fu la vera essenza di ciò che abbiamo amorevolmente condiviso.
Acuta lucidità o pura follia?
Poi arriva il giorno, la sveglia, e tutto il resto.
E sotto la doccia finisco per convincermi che alla fine della fiera non sia necessario capire tutto.
Con me sei stato bene, ne sono certa.
Ed io ti ho amato molto.
Il resto, ormai, non serve a niente.
venerdì, 30 marzo 2007,12:54

UN’ALTRA PENSATA GENIALE


Periodicamente, specialmente in quel momento che succede all'imbrunire e più ancora quando la sera cede il passo alla più dolce delle notti, vengo colto come da folgorazioni improvvise, che più che altro si traducono in sfolgoranti idee per fare barche di soldi, che poi per un motivo, ma soprattutto per l'altro (...) non metto in pratica.
Ad esempio, diverso tempo fa fui colto colpito dalla considerazione di quanti maghi, cialtroni e reverendi vari sfruttassero la credulità della gente per fare soldi, vendendo pozioni o creando dal nulla religioni e facendosi intestare tutti i possedimenti dei malcapitati discepoli. Ci vorrebbe un Uomo, mi dissi, un vero Uomo, un Inviato da Dio, un Guerriero capace di combattere nel nome della Luce, che spazzasse via questa marmaglia arricchita sulle sciagure altrui.
...Solo che, finché quest'Uomo non viene, perché non approfittarne?
Così creai una mia Chiesa, scegliendo come divinità Baal-Belial e ingiungendo agli adepti che volessero farne parte di inviarmi (a me che ne ero il Papa e Sommo Sacerdote) dieci euro, tramite vaglia, per il modulo d'iscrizione (dieci euro! Come vedete, ero anche onesto ed economico).
Non si iscrisse nessuno.

Ah, dunque, sì, stavo dicendo.
Ho avuto un'altra idea. A dire il vero, me l'ha fatta balenare, in parte, LamadiCorte. Ho unito due considerazioni: il fatto che ora è a dieta, ed il fatto che tiene in frigo succhi di frutta del tipo il succo di dieci frutti rossi. Dieci frutti rossi: mica guardiamo le proprietà nutritive, mica guardiamo al limite che sapore ne esce... li mettiamo insieme giusto perché hanno lo stesso colore.
Questo tira anche nel mondo delle diete, sapete.
C'è gente che fa soldi vendendo diete assurdamente allucinanti. C'è, ad esempio, proprio la dieta del colore: il lunedì mangi tutto quello che è verde; non importa il suo apporto calorico o la quantità di grassi, basta che sia verde, basta che lo mangi nel giorno in cu mangi solo cose verdi, e guarirai. Del resto, se una cosa è verde, di solito è verdura, e quella in effetti quantomeno ingrassare non fa.
Così, mi sono inventato anche io una dieta, che lancerò sul mercato per arricchirmi.

...
L'ho chiamata la dieta dell'accento.
Ovvero, per ogni giorno della settimana, si devono necessariamente mangiare solo cose che hanno, in lingua italiana o comunque nel nostro lessico nazionale, la stessa accentazione. Quindi, ad esempio, se un giorno -al lunedì- ti va di cuocere qualcosa in péntola, ciò dovrà essere condito con la rùcola, e per frutta, quella che cresce sotto la pérgola.
Al martedì, potresti prepararti un puré, così, crepi l'avarizia alimentare, ci scappa il dessert con il bigné, e a fine pranzo puoi concederti un caffé.
E così via. Dimagrimento garantito.
Se vi interessa ricevere comodamente a casa vostra il programma completo di una settimana, giorno per giorno, da portare avanti per mesi ed elaborato dai migliori scienziati dell'alimentazione e del nutrizionismo, mandatemi un vaglia da 15 euro.

 

mercoledì, 07 marzo 2007,15:24


UN UOMO FATTO MEMBRO

Ha detto che devo farmi membro. Però membro a me non me l'aveva mai detto nessuno.
Va bene, adesso scavo nella memoria e cerco di ricordarmi tutte le cose che mi ha sempre detto lei... anche se per ora mi viene in mente una cosa tipo compro il succo di dieci frutti rossi perché mi piace (ché io obiettavo, ma che razza di modo è di fare un succo? Solo perché dieci frutti sono rossi, li si può mettere assieme? E che è, poker?).
Eppure sono sicuro che di cose me ne ha dette tante.
Dunque, avevo qui da parte alcuni sproloqui lunghissimi, che mi stavo riservando da un po' per il mio blog principale. Uno addirittura riguardava la decadenza della televisione italiana, partendo da una riflessione su qualcuno che, all'esordio della giornata, come primo pensiero da cui ha avuto il cervello attraversato (e che mi ha dispensato con generosità), mi ha detto alcuni giorni fa della vittoria della squadra blu di Amici.
Amici? hu!!! Cos'è?
E chi è la squadra blu? ...Posto che la nostra Nazionale di calcio campione del mondo, e tutte le altre nazionali degli altri sport, sono semmai universalmente note con il nome di squadra Azzurra. Ovviamente, ci si è anche dilungati (...) sull'avversaria squadra bianca. Doppio hu!!! La mente inevitabilmente corre al Real Madrid, ma sarò abbastanza in e trendy se citerò Gento, Puskas e Di Stefano?
Poi m'è venuto in mente il titolo della trasmissione, Amici. Che è un titolo orrido, ovviamente. Io ricordo che anni fa c'era, sempre su Canale 5, una trasmissione diversa con lo stesso titoo, anzi, due trasmissioni. Prima Amici era condotto da tale Lella Costa, e credo si occupasse di bestiole, cuccioli. Che poi, Lella Costa: che tipo! Il giorno in cui Antonio Di Pietro, il campione, lasciò la magistratura, lei, deficiente fin dall'epoca, che scriveva per la rubrica della posta credo su MicroMega (capito il background?), era talmente giù di morale (per Di Pietro che lascia la magistratura, pensa tu! E aveva detto che non si sarebbe poi mai dato alla politica... e infatti...) che si rifiutò di rispondere alle lettere dei lettori, quella volta.
Ma ragazzi, Di Pietro lascia la magistratura, e voi mi tediate con simili quisquilie, mentre il Paese sta per cadere in mano a corrotti, corruttori, forzitalici e fascisti?
Deficiente. Domando io: tu, che puoi avere tutte le idee politiche che vuoi, tanto il massimo che ti capiti è che la gente scopra che sei cretina, ma riceverai due lire o no per tenere la rubrica della posta su quel foglietto? E che cazzo ci scrivi a fare e tieni una rubrica, se quando sei di malumore ti passa la voglia e non rispondi più?
Vabbè, poi il programma passò sotto la conduzione della De Filippi, che ne fece un talk show di quelli beceri, con le classiche lavandaie & burinerie simili, e la frase tipo poi mutuata anche dai talk show della RAI del primo pomeriggio: ahò, il fidanzato della tu' migliore amica per te dev'essere asessuato! Cioè, come inserire una parola appena imparata (asessuato) in un discorso, per far vedere a tutti quanto si è colti. Infine, il programma si è trasformato in quello che è ora, anche se non l'ho capito bene perché non lo guardo, credo ci siano scuole d'arte che si confrontano, c'è sempre il pubblico in studio che dice asessuato, alle volte litigano davanti alle telecamere come al Grande Fratello...
Ora, siccome mi stanno interrompendo in continuazione, perdo spesso il filo del discorso, e non so più dove volevo andare a parare. Ma tanto il discorso non era poi così interessante.
Dunque, potrei mettere qui un altro sproloquio che tenevo in caldo da un po', distogliendolo sempre dal mio blog principale. C'era qualcosa su Simone Cristicchi e Sanremo, solo che io non ho mai guardato Sanremo in vita mia, stavolta però almeno ho sentito al TG la canzone che ha vinto, che è mille volte meglio del solito che propina Sanremo (pensa il resto).
Ma accidenti, cos'è che mi dice sempre lei? Devi farti membro non me l'aveva mai detto prima, mi sa.
Forse  la prossima volta...
martedì, 06 marzo 2007,22:50

AVVISO AI NAVIGANTI

Amici, fratelli, compagni, colleghi....
sono viva (più o meno) e lotto con voi.
Tornerò, prima o poi. Almeno credo.

Baci a tutti.
Sparzi, come s'usa a Corte.

 

domenica, 28 gennaio 2007,06:57
Sora Lama, Auguri!

Per Lama scrissi, due anni fa, uno dei post più brutti della mia dimenticabile “carriera” da Blogger. Per fortuna, sia il Blog, sia il post sono sepolti e dimenticati. In quell'occasione parlavo del fatto che, contravvenendo ad una sorta di regola personale non scritta (e poco seguita, evidentemente), di solito, il mio rapporto con gli altri conosciuti in Rete era puramente epistolare: sì, perchè poi, una volta arrivati al contatto vero e proprio, anche fisico, al vedersi, al conoscersi di persona, le cose cambiano e non sempre in meglio. Naturalmente sono una sega totale, come previsore e come filosofo. Per fortuna.

Da allora sono passati due anni, due anni giusti. Lama non l'ho ancora conosciuta personalmente, non ho avuto il piacere: vuoi la distanza, vuoi gli impegni, vuoi gli sbandamenti della vita di ognuno di Noi. Era, ed è ancora, una voce dall'altra parte (non c'è neanche più il filo), un contatto non regolare: magari un sms veloce, un pensiero che mi viene in posti qualunque, ma per una donna speciale.

Dico donna speciale non per atto di cortigianeria, o perchè oggi, sono qui, ad occupare il suo spazio nel giorno del genetliaco. Lo dico perchè, in questo tempo, la sua voce mi ha fatto scoprire ben di più di quello che si può leggere nei suoi post (ed è già molto, a volte).
Mi ha fatto scoprire una donna generosa, intelligente ed acuta, che sa prendere gli scazzi della vita molto meglio di me, che s'arrabbia, ma che ragiona. Io a parlare della mia famiglia e del fegato ingrossato per questo o quello: Lei dei suoi uomini, delle tempeste d'ogni genere con “Le Roi” Bretone, della metro e dell'auto. Passando il tutto attraverso la sua bellissima rista, una risata (concedimelo, Lamè) romana, aperta, intrigante.

Ecco perrchè è diventata, per me, la “Reginè” della Corte.
Perchè è diventata come una sorella e come una sorella non è obbligatorio sentirla tutti i giorni, pensare che se non sai tutto in tempo reale è sbagliato.
Le sorelle, e Lei lo sa bene, ci sono, sempre: si ricomincia da dove si lascia, senza problemi.
Sono fortunato, sì.

Che la tua tanta vita ancora da assaporare fino in fondo sia piena di cose belle e che tutte queste cose siano colme di gioia.
Auguri, sorella mia.

(Ahò, nun so manco le 8 de Domenica matina: se non è volerti bene questo!).
martedì, 23 gennaio 2007,23:42
MENO TRENTA

Oggi, 23 gennaio 2007, a 42 anni 11 mesi e 26 giorni dal fatidico giorno che mi diede il natale, ho ricevuto la mia prima proposta matrimoniale.
Cosa si risponde ad uno che se ne esce con un mi vuoi sposare?
Avrei potuto replicare con un secco no, grazie.
Avrei potuto optare per una disonorevole e salvifica fuga.
Avrei potuto reagire con una ponderata esposizione delle mie motivate ragioni (vedi, non è per te, caro, io sono inadatta ai legami stabili, anzi ad essere sinceri anche a quelli instabili, insomma, io sono inadatta a prescindere).
Avrei potuto farmi cogliere di sorpresa, fingere uno sfaccettato slancio De Beers e godermi il sollazzo scopereccio del momento. Che tanto poi beato chi c’ha un occhio.
Avrei potuto anche sfoderare il solito sarcasmo scontato e chiedere lumi su principi attivi e pusher.
Invece,
ho fatto quello che è più incline alla mia natura.
E non c’è bisogno di aggiungere altro: chi mi conosce sa.
Ma all’aspirante sposo, evidentemente, sfuggono le mie dinamiche mentali. L’ha presa male, tant’è che mi punta l’indice nero sul naso e con fare tra il seducente ed il minaccioso mi intima un “Pensaci. Ti lascio un mese di tempo per riflettere”.
Minchia, meno trenta.
Come sono superficiali ed inetti certi esemplari di genere maschile della mia specie.
Io sto riflettendo su tutt’altre questioni: le mie solite, eterne , inconciliabili questioni: la vita e la morte. Dualismi. Coscienza della caducità. Essenza del tutto: bene e male. Sapienza e Dolore.
Rifletto e reprimo la pena. Cerco rifugio sul timbro vocale morbido e salato del mio Unico Sposo. E lo trovo. 
Mi assolve il mio Amato.
Mi libera.
Ecco perché oggi, a 42 anni 11 mesi e 26 giorni non posso che declinare l’invito: non Sposa né Vergine. Nessun Uomo, mai, dopo Lui.
Avrei potuto replicare con un secco no, grazie.
Avrei potuto optare per una disonorevole e salvifica fuga.
Avrei potuto un sacco di cose.
Invece,
ho fatto quello che è più incline alla mia natura.
Mi sono messa a ridere.
lunedì, 15 gennaio 2007,00:47
PENZIERI PALP

Giorni fa ho visto una pantegana in via del Tritone.
Saranno state tipo le 19,30, in giro c’era poca gente ed io ero ferma al semaforo, sul 95. Guardando distrattamente fuori ho notato questa passeggiatrice sul marciapiede: era talmente tranquilla che per un attimo ho pensato fosse un cagnolino.
Perché, tanto per rendere l’idea, il solo corpo grigio e cicciotto avrà misurato una trentina di centimetri.
Magari è stata questa visione o forse lo splatter quotidiano che ti contamina la vita, sta di fatto che da qualche giorno mi attraversano la mente solo pensieri truculenti.
Ieri, ad esempio, nel dormiveglia ho vissuto una scena terrificante: continuavo a spingere un mobile senza riuscire ad accostarlo alla parete.
Abbassando lo sguardo per capirne il motivo mi accorgevo di aver spiaccicato un’iguana tra mobile e muro.
Manco vivessi alle Galápagos. Che poi poteva essere anche un ramarro gigante o un cucciolo di coccodrillo, ma con tutti quegli schizzi di sangue non è che si capisse granché. Di certo era un rettile.
E pure grandicello.
Pure più grosso della pantegana.
Travolta da una fifa nera, continuavo a spingere con tutte le forze per essere certa di averlo ammazzato per bene.
Oggi pomeriggio, invece, mentre montavo delle mensole nell’armadio, ho avuto un’altra visione. Stavo trafficando con autofilettanti cacciavite e metro quando mi è venuta in mente quella volta che, dopo aver chiuso l’anta dell’armadio che aveva costruito Mastro Geppetto (ciascuno ha le sue croci, a me, tra le altre, è capitato un fidanzato con la mania del bricolage) l’anta stessa si scardinò e mi colpì in testa, proprio mentre, del tutto ignara e di spalle, mi stavo allontanando.
Un attimo in più lo spigolo mi avrebbe sicuramente fracassato il cranio. Siccome nel frattempo il falegname in erba era fuggito con altra fata turchina ed io vivevo sola, ho pensato, con orrore, che il mio cadavere sarebbe stato rinvenuto solo dopo qualche giorno, già in avanzato stato di decomposizione e con i capelli incatricchiati di sangue coagulato e di residui cerebrali.
Ma la più cosa più raccapricciante, però, mi è passata per la mente poco fa, mentre sistemavo (leggi tranquillamente nascondevo) un po’ di roba nel contenitore sotto il letto.
Dunque, il letto è di quelli che ribaltando rete e materasso sotto ci trovi un box in cui puoi  ficcare il poco e l’assai.
All’origine l’operazione di sollevamento era semplicissima, ricordo che una mattina la effettuai con LastThule sopra: non volevo catapultarlo fuori, giuro. Feci pian pianino, e presi quello che mi occorreva (una borsa, credo) ma tant’è Last si svegliò esclamando cielo, sarò mica finito nel talamo di wonder woman…..
Figuriamoci, io ho la forza di un cardellino!
Il merito era sicuramente del meccanismo di sollevamento, che, suppongo fosse
tarato sulla base del peso del materasso.
Che ho giustappunto sostituito (ovviamente con uno in lattice molto più pesante).
Morale della favola, ogni volta che ribalto il letto rischio un prolasso uterino di terzo grado. Non solo. Il meccanismo non riesce più a sostenere il peso quindi, per accedere al cassettone, mi tocca bloccarlo con lo scopettone.
Ecco, prima mentre effettuavo questa operazione mi sono detta Immacolata Concezione (ok, ci do un taglio!) dicevo, mi sono detta Vergine Santissima, se lo scopettone cede faccio la fine di Maria Stuarda. Ho visto la mia testa decapitata rotolare nel cassettone buio, tra valigie, libri e vecchie riviste. Schizzi di sangue ovunque e, e……….. mi sono ritratta.

Sarà il caso che vada a farmi controllare da qualcuno.
mercoledì, 03 gennaio 2007,02:55
CAPO DANNI

Non mi sono persa d’animo.
Strano però, in genere a Capodanno mi viene sempre un rodimento di quelli che inizierei da San Silvestro e tirerei giù tutti i santi dal calendario. A ritroso.
Invece quando ho capito che quell’ abitino di perle non mi stava più non ho fatto un plissé . Mia sorella mi chiama Imelda, perché sostiene che ho un guardaroba da far invidia alla Musa di Manila.
Un effetti sono capace di seppellire nell’armadio scarpe e borse senza averle mai indossate. Ma proprio mai, eh? Canotte griffate e stole di shantung
(tutte rigorosamente sul turchese, perché l’acquamarina mi pacifica col cosmo) giacciono, dimenticate, tra pinocchietti, jeans, tailleur informali di lino e abitini da Betty Boop.
Per non parlare poi delle camicie, che , fanculo, mi dimentico sempre di non essere capace a stirare, e finisco per tumulare, acciaccate, nel famoso cassetto dei calzini spaiati.
Del resto lo shopping compulsivo è così: una volta soddisfatto quell’impeto selvaggio all’acquisto si cade in una catarsi onirica, una sorta di stato mistico più o meno lungo, dal quale personalmente esco (incazzata come una foca) solo quando gli armadi (& i bauli & le valige &, gli ordinett & via andare) tracimano.
A quel punto mi scatta la sindrome “necessario a portata di mano”, che poi praticamente si traduce nel sistemare nell’armadio solo quello che non entra più fuori.
La soluzione, quando ero giovane e forte, era un bel trasloco.
L’ho sempre ammesso di essere una migratice per vocazione genetica.
Aria.
In un colpo solo ci si sbarazza del superfluo e si cambia orizzonte.
Svuotare.
Per poi riempire con più ardore di prima, ovviamente.
Perché poi non c’è disciplina che tenga: se hai queste deviazioni psichiche prima te ne fai una ragione e meglio è. Arrendersi al caos è così liberatorio.
Oddio, mi sono persa.
Ah, sì….. ero partita con l’idea di scrivere qualcosa sui chili che vanno e vengono ma il post ha preso tutt’altra piega.
Comunque,
per la cronaca alla fine ho indossato una sciantoseria di velluto nero con tanto di piume di struzzo (un po’ gay pride style, in effetti) che avevo comprato quando ero cicciona, solo che poi, proprio quel capodanno lì, ero dimagrita un’esagerazione. Ed avevo optato per un'altra mise.
Quel capodanno, mi ricordo benissimo, lo passai a Milano con mio amatissimo corrispondente all'Avana.
Ubriachi e disperati ballammo scalzi finché non ci passò.
E passò.
Indossavo una gonna di taftà cangiante di Sandro Ferrone, bellissima, che sembrava la mantovana di una tenda.
E che spero di rimettere per la Santa Pasqua.....vabbè, facciamo per Ferragosto, via, che in barca rimane comodo andar scalzi.
E a volte si balla.
E il vestitino di perle, tanto glamm, finirà nel cassonetto a prescindere dal trasloco.
Ammesso che in mezzo a questo bailamme non si smaterializzi.
domenica, 03 dicembre 2006,23:22
EL HOMBRE QUE PERDIÓ EL TREN
Io sono una che va in giro senza orologio, perché il tempo giusto è quello che scandisce il mio cronometro biologico. Quasi mai fasato su quello Greenwich. Amen.
Io sono una che non controlla mai la pressione arteriosa: so di averla costantemente a zero atmosfere. A nulla mi vale mangiar sapido e bere rosso.
Io sono una che non controlla mai l’estratto conto. Mai. Ogni tanto è lui che viene a controllare me.
Io sono una che non controlla mai le schedine. Dopo averle giocate mi si smaterializzano per ricomparirmi davanti quando ormai l’enalotto manco le pagherebbe più. Perché mangiarsi il fegato?
Io sono una che non ha mai idea di quanti giorni di ferie le siano rimasti. So solo che quando ho bisogno di andare in ferie ci vado. Di massima.
Io sono una che non riesce a mangiare pesato.
Io sono una che non si pesa mai.
Io sono una che riesce a tenere il conto delle calorie fino alle 12 di lunedì. Proprio ad essere generosi.
Io sono una che non misura la febbre neanche quanto si sente a pezzi. Giuro. Le rare volte che mi sono infilata il termometro sotto l’ascella mi ci sono addormentata, e, dimenticandomene, al risveglio l’ho visto schiantare a terra.
Però giocare con le palline di mercurio mi piace assai.
Io ho un’avversione innata nei confronti di tutto ciò che si misura.
Però
conosco esattamente la distanza che mi separa dagli umani.

Ho voglia di cambiare nick. La Fosforita. Mi piace troppo.

venerdì, 17 novembre 2006,16:11

Il Dio del Mare (credo fosse lui) ha messo la sua musica in un giorno del cazzo.
E nemmeno al volume che mi aspettavo. L'ho udita soffusamente e solo dopo che mi ha bestemmiato nelle orecchie, credo.
Il Mare era plumbeo e tranquillo e nemmeno una brezza gentile sosteneva le crome diffuse.
Io e Winnie La Mazza avevamo tasso alcolico elevato.
Non ero sul ponte della Macinamiglia, non ero a piedi nudi, non mi e' apparso Luis in smoking con la bacchetta in mano pronto a dirigere l'orchestra degli angeli.
Anzi, non e' apparsa nessuna orchestra del cazzo.
E neppure i fuochi artificiali.
La barca era ormeggiata in uno dei porti più stupidi del mondo e, avrei scoperto più tardi, amorevolmente scagazzata da una serie di gabbiani bastardi.
Eravamo ubriachi, credo.
Però ero bello come un dio incazzato.
Winnie dice che ero bello come un dio incazzato, per la verità.
Secondo me ero incazzato e basta.
Perché quando sono quasi vent'anni che non li usi, gli strumenti sono come puttane: se volti loro il culo, ti fottono.
Non che facciano chissà cosa: semplicemente, ti attorcigliano le dita e ti rendono inebetito come un eric clapton qualunque.
Nascondono dinamiche armoniche e melodiche che, eri sicuro, li sopra, su quel manico c'erano, e ti sbatacchiano sotto le dita quelle fottute pentatoniche e null'altro.
E tu ti riduci come Winnie the pooh, a sbattere le dita anchilosate sui tasti e a ripeterti  "pensa, pensa, pensa".
E poi basta.
Poi, piano piano, la cosa migliora. Ma devi pensare.
E, quando ti riduci a pensare, diventi come quelli che per parlare una lingua straniera si traducono le frasi in testa cercando drammaticamente nel vocabolario mentale a loro disposizione. Dunque, il fraseggio si fa lento, macchinoso, elementare e inespressivo.
Se usi la lingua italiana, in pratica, parli come Biscardi.
Se stai suonando, in pratica, suoni (!) come clapton et simili.
Però, siccome ero ubriaco e come clapton non suonavo neppure a dodici anni, alla fin dei conti, mi stavo divertendo.
Incazzandomi.
Poi, sono tornato a bere.
Il tasso alcolico di Winnie La Mazza, nel frattempo, aveva subito una impennata dunque mi sono dovuto rimettere in pari.
Poi, dio ha messo la musica.
E poi ho visto cose che non avrei neppure immaginato.
Winnie la Lama, quando incontra una Fata, non e' gelosa.
La Fata ha gli occhi blu. Non azzurri. Blu.
La Fata ha un gran bel culo e Lama la Mazza, miracolosamente, conferma.
Sul resto delle caratteristiche fisiche, fra l'altro intuibili, sorvolo.
Quando il Mare e' molto mosso, la Fata e Lama the Pooh si esibiscono in deliziosi vaffanculo al mio indirizzo, a due voci, per terze.
E vomitano all'unisono.
Io rido da solo.
La Fata la bacio. Eccome se la bacio.
Per il resto, gelo di meno e la testa non mi esplode.
E Lama the Winnie sta imparando a regolare la scotta di randa.
E a non buttare 500 litri di acqua dolce dei serbatoi per lavarsi le mani.
I miracoli, a volte, accadono.
Anche se Luis, nonostante dio abbia messo la musica, non si e' trasformato in Riccardo Muti.

venerdì, 10 novembre 2006,13:26
OTTOBRATE IN BRETAGNA.
 
E’ arrivato l’autunno, almeno qui.
Giornate fresche e pigre mi scavalcano, lasciandomi addosso l’alito dolce dell’inverno. Soffio sulla brace dei miei giorni e riaccendo passioni assopite.
Il fuoco esalta il ricordo.
Genera un profumo intenso, liturgico, purificante.
Evocativo.
Mi piace questa stagione, non la trovo per niente malinconica.
In viale Trastevere, la sera, fisarmoniche e violini allietano l’attesa, così mentre me ne sto impalata alla fermata dell’otto, mi sorprendo a mettere in fila le istantanee del mio autunno.
La musica di strada ha un fascino indiscutibile.
Anche quando la suonano da cani.
Astor Piazzolla e Frank Sinatra in versione gitana. Pochi centesimi. E la mente va.
E’ stato un autunno festoso che ci ha donato giornate di buona navigazione.
Festoso ed opulento.
Ci siamo spostati verso ponente, senza una meta, trastullandoci tra letture poetiche e pasti esagerati.
Tirar tardi tra chiacchiere e vino.
Umidità salmastra che arriccia i capelli e le parole e tutto il nostro essere.
Ho fatto a gomitate tra ventenni esaltate, ma ne è valsa davvero la pena quella notte.
Perché il Bretone ha ripreso in mano una chitarra.

Dopo anni.
Ed io ero lì, quando ha alzato timidamente lo sguardo per cercarmi, ero lì.
Scapigliato e concentrato come quando regola al millimetro la scotta di randa.
Bello come un Dio incazzato.
Ed io ero lì, con miei piedi negli stivali, in un una bettola, ed il cuore molto più su.
Nel paradiso dei pazzi.
Mi piace questa stagione ebbra purpurea e resinosa.
Mi piace da morire.
domenica, 15 ottobre 2006,14:52
Va tutto bene.
Mi godo Maestrale e libeccio, venti dominanti.
Mi sposto, assaporo aria di nuovi porti, nuove rughe, i miei nuovi capelli bianchi.
Fra qualche giorno saro' a cento miglia da qui. Altri giorni a venire e le miglia saranno duecento, poi trecento, poi di piu' ancora.
Galleggio placido.
Sbarco sempre meno: l'indispensabile.
Parlo sempre meno.
Umani sempre piu' noti.
Cappello calato sulla fronte, cerata ben chiusa, occhiali scuri, mi muovo rapido, deciso e silenzioso. Anche se non so dove andare.
E va tutto bene. A parte il fatto che, a volte, la testa mi esplode. Libeccio violento. Poi, di colpo, cade. Come me.
No, non cade; si distende, si placa. Pochi minuti, o forse una vita, Mare disteso, piatto, assenza di vento.
Galleggio; tutto questo cielo terso che forse non merito.
Ho la testa ubriaca, tutte queste stelle, questa luce tenue che abbaglia.
Perfetto. Un perfetto che forse non merito.
E va tutto bene. Anche ora. Che la testa mi esplode. Questo fragore blu, questa notte piena, questo Mare profondo. Un'altra notte che passa, scura come pece che ribolle, questo vento da sud che si alza, schiuma che si disperde, onde che battono, sorde e violente ed io che resto qui a guardare.
Muto.
Mentre esplode la mia testa.
Non ho pace.
Arrivera' in una notte scura, Mare gentile, brezza tenue. Ne conosco ogni gesto, ogni movenza, ogni lieve o impetuoso battito. Come un coltello, aprira' il mio cranio senza pace. Mi fara' male. Come questo vento da sud che ulula e spazza.
E poi esco.
Metto i piedi a terra e divento piccolo, luce tenue che non si spegne. Entro in un bar, quello dove scorgo meno umani. E' caldo qui. Dolce tepore. Nord-Ovest gelido soffia. Mi lascio cullare da questo mormorio del MioMare.
Faro' l'amore con te, che non esisti.
Faro' l'Amore con te ogni notte a venire.
Questa e' una notte atroce, come il mio cuore straziato che si ostina a cantare. Un dio qualunque, ridendo, ha mischiato le carte. E poi passa il tempo. Via dall'isola che mi piace.
Diciotto ore di bolina fra marosi, il vento che ulula, lo scafo che spancia.
E mi sorprendo a soffrire per ogni fremito della macinamiglia. Di me stesso me ne fotto. E' freddo questo tempo che presenta il suo cielo cupo e coperto.
Ho le mani gelate.
Gelo e brucio.
Sorrido.
giovedì, 21 settembre 2006,02:56
L’AMMUTINATA DELL’ HARAMLIK

E poi c’è stata tutta una discussione che non ho voglia di riepilogare.
Ha la faccia di uno che dorme poco e scopa male, e una smorfia, no……più una contrazione facciale. Da spasmo biliare, direi, che non so manco se è una patologia esistente davvero ma mi suona bene e la lascio.
Ho smesso di chiedermi cosa passi per corridoi ventosi della sua mente, quali pulviscoli restino appiccicati a quelle pareti spoglie. Ho smesso di farlo da un po’. Esattamente dal giorno in cui mi sono detta che il più delle volte l’introversione non c’entra per niente: quando uno non parla è semplicemente perché non ha nulla da dire.
Ecco, credo che non abbia nulla da dire.
Ed io non avrei altro da aggiungere ma qualcosa riesco a scovarla sempre per fargli perdere le staffe. Tolgo la sicura alle sinapsi e sparo la prima elaborazione che mi arriva in testa: Ratisbona e reazione islamica. Troppo facile, cazzo: cade miseramente al primo colpo.
Inizia ad agitarsi da una parte all’altra della cucina, con un mestolo in mano. E’ prevedibilissimo, santa gioconda!

Non capisci niente, niente. Non basta. Non puoi sparare certe calunnie e pensare che finisca con delle semplici scuse…. Tu non capisci, voi non capite, l’Islam è un’altra cosa…..la Jihad finirà per bruciare tutto…….e questo Papa qui poi….. era meglio l’altro. Questo se la fa con gli ebrei. Rispetto, voi non sapete cosa sia il rispetto…..

Ho sentito bene? Magnifico: proprio quello che stavo aspettando.
Intanto abbassa quel mestolo. Rispetto, dici, eh? Beh, io queste lezioni qui da te non ne prendo: sapevo cosa fosse il rispetto già molto prima di incontrarti.
Qui e da me hai avuto tutto. Molto più del necessario. Rispetto compreso. Ora t’insegno una parola nuova: VICENDEVOLEZZA. Non rivolgerti mai più a me senza averne colto il significato profondo. D’accoooooordo?

Su questo epilogo alla Wanna Marchi ho girato i tacchi, lasciandolo con un palmo di mestolo. Fiera, non tanto della risposta, quanto della mia genetica fetenzia.
E non ho proprio altro da aggiungere.
Decisamente.
domenica, 17 settembre 2006,22:50
SETTEMBRE
Finito il caldo, archivierò i ricordi insipidi di questo tempo veloce e inconsistente. Ora mi godo queste giornate transitorie, assaporando il tempo lento, cielo terso e nubifragi, il mio tempo, nel disordine che regna sovrano.
Disordine, gran bella cosa. Sregolatezza e genio. Caos cosmico e smisurato.
Dormo molto e sono placida. Me ne fotto di tutto, o giù di lì.
Mi piace questa quiete profonda: stesa, sgranchita, spalmo i dispiaceri sulla mollica pigra di ineluttabili diversità, senza dannarmi sulle ipotetiche altrui ragioni.
Ripasso languidamente le mie, e torno a darmene.
Se non ne trovo volto pagina e buonanotte ai suonatori.
Sono serena, vivo una tarda primavera. Profumo di mosto e scorze di agrumi.
Torno a vedermi bella, piena e coesa. Protesa verso di me.
Rido senza amarezza, affilata, sulle menzogne, di cui, per inciso, non m’interessa proprio un cazzo.
Sono qui lambrusca. Facile e spumeggiante. Sempre io, qui dentro e fuori.
Vivo leggera e allegra. Osservo.
Penso, ad esempio, al futuro di questo blog.
L’idea di mollarlo alla deriva è seducente, ma forte è anche il desiderio di restare per chiudere, senza fretta, qualche conto.
Si vedrà.
Ora voglio godermi questo tempo, progettando senza fretta. Il futuro.
Ho sentito
Mons, stasera.
Inesauribile miniera di idee, creatività allo stato puro.
Poche chiacchiere. Molti fatti.  Alcuni mi includono.
Lama in formato audio, senza calamaio.
Steremo a vedere.
Intanto è passato il compleanno del Mio Adorato ed io m’inchino al suo cospetto, con l’Amore e la devozione di sempre.
Sollevo il calice e brindo ai suoi mille anni.
Trascorsi e in divenire.
(Stiamo invecchiando insieme, tantovale farsene una ragione........)
mercoledì, 13 settembre 2006,00:31

AGGIORNAMENTI CRITICI

La cronaca di queste giornate l'ha scritta LastThule, molto meglio di come avrei fatto io. Tantovale che la leggiate dal lui.
Sì, lo so, è un blog nero e pieno di croci uncinate: non chiedo alcun atto di fede o fiducia.
Last mi è molto caro e l'affetto se ne fotte di tutto. Bandiere incluse.

martedì, 22 agosto 2006,03:09
NOKIA,  GUARANA' ed altre sciocchezze
Da un paio di mesi la fortuna mi prende a calci.
Non riesco a spiegarmelo, ma qui non vale più neanche la regola del tre, per intenderci quella secondo la quale le catastrofi arrivano a tre a tre, con tregue più o meno brevi di tranquilla normalità tra una terna e l’altra.
Chissà, forse dovrei solo rivedere un attimo il significato di tranquilla normalità.
In effetti non sono state catastrofi devastanti, almeno fino ad ora, diciamo sfighine, noie più che altro.
Oggi, tanto per dirne una, mi è caduto il telefono in acqua.
Nella tazza del cesso, per l’esattezza.
La dinamica dell’incidente è presto detta: il telefono era sopra la lavatrice, tra i giornali, e la lavatrice di fianco alla tazza. Sono andata a prendere un giornale e oplà.
Canestro.
Il recupero è stato meno disgustoso di quanto si possa immaginare. Intanto il bagno era quello di casa mia e poi il sanitario, non ancora utilizzato, era stato deterso da poco. Via, poteva andarmi peggio, ad ogni modo il telefono è fuori uso, forse perché i cristalli liquidi del monitor non hanno gradito l’intrusione di altri liquidi.
Attualmente l’annegato giace sopra il camino. Spento, nel senso che è tutto spento, camino e cellulare. Quest’ultimo è anche completamente sventrato. Il bello dei Nokia è che smontati in sette-otto pezzi puoi ben aerarli. Non mi manca affatto, anche perché ultimamente l’ho serenamente trascurato. Capita solo a me? Dico di disconnettermi dall’emisfero boreale.
Boh, comunque a me capita.
Non so se sia un bene o un male galleggiare in questo limbo, e comunque non è una condizione che ho scelto. Non consapevolmente, almeno. Mi ci trovo e amen.
Ora, se la mia amica strizzacervelli fosse a portata di mano, non tarderebbe a rammentarmi che non è mai il caso a dettar legge nella nostra esistenza, che siamo noi a determinare l’accadimento di taluni eventi piuttosto che di altri, che sottrarsi alle proprie responsabilità o smettere di ascoltarsi è dannoso aleatorio ed inutile, ma si da il caso che sono 40 anni che mi ascolto inutilmente e che lei, la mia scienziatamica sia in ferie.
Dunque ribadisco il concetto. In questo limbo mi ci trovo e amen.
E poi ci ho provato a reagire ma il contatto con gli umani, quando non mi irrita, mi annoia.
Penso che dipenda da una stanchezza atavica, da un vuoto che neanche gli psicofarmaci e le buone letture colmerebbero. Forse un Uomo, chissà. Forse un’emozione importante.
Nell’attesa della Sua venuta ho comprato il Guaranà.
Vi farò sapere.
Anche dell’agonizzante telefono.

sabato, 12 agosto 2006,00:03
FACCIA D'ANGELO

"Quando sono con i compagni di lavoro e di lotta, e capita persino di scoprirsi amici, e la politica che ci abita dentro come un inquilino scomodo e non come una abilità para-impiegatizia.
Quando sono con il mio amore, ieri perduto e oggi ritrovato e domani chissà, perché perdersi e ritrovarsi è un po’ il destino degli amori veri.
Quando sono solo con me stesso e mi dico tutte le verità, anche le più spiacevoli, cercando nonostante tutto di volermi bene".
A.F.
Angelo Frammartino è morto.
A Gerusalemme, città simbolo, città di frontiera. Crocevia di culture e tradizioni, luogo sacro per antonomasia. Luogo sacro per tutti.
Era lì per via di quell'inquilino scomodo che gli abitava dentro, che mesi fa definì genericamente “la politica”.
Vai a sapere.
A me piace pensare che fosse la politica nell’accezione più pura. Più sana. Passione per le idee. Voglia di fare, di esserci, di partecipare, avrebbe detto Gaber.
Angelo Frammartino è morto ammazzato, come Enzo Baldoni due anni fa. Luoghi e cause indiscutibilmente diversi.
Sì.
Ma questi Uomini avevano in comune qualcosa che di questi tempi è fuori dal comune: il desiderio più grande, la voglia di capire.
Baldoni aveva messo in conto di lasciarci la pelle, tant’è che prima di partire scrisse “magari morirò anch'io in Mesopotamia, e non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che mi riscalda il culo”. Il culo, purtroppo, non gli bastò.
Angelo..........non so se pensasse di crepare, ma non credo.
A ventanni magari proprio non ci pensi a morire, ed è giusto così.
La cronaca della sua morte è lo stesso gigantesco minestrone cosmico cui fa cenno Enzo. Per niente divertente, a dirla tutta.
Fatto sta che l’hanno ammazzato, forse per una birra o forse no.
Fonti israeliane parlano di terrorismo ma dal momento che attribuirebbero ad Al-Qaida anche le cause di un peto papale, la spiegazione mi pare strumentale e poco attendibile.
Le ragioni di questa morte probabilmente non le sapremo mai, ammesso che ci sia una ragione per crepare a ventiquattro anni.
Ad ogni modo Angelo è morto.
E siccome, ne sono quasi certa, del mio saluto a pugno chiuso, ora come ora non gliene importerebbe un baffo, preferisco liberarlo da ideologie e lasciarlo sospeso in volo, con tutti i suoi sogni.
Con quella impudica e sensuale passione per la vita e per la conoscenza.
A perenne memoria per quelli che vorreimanonposso.

Angelo è morto e se la morte avesse un senso, vorrei che fosse un’esortazione a sollevare la testa ed a sfoggiare lo sguardo fiero, sorridente ed ironico di chi crede ad un domani diverso, giusto e possibile.
Sguardi made in Italy.
Facce da esportare.
Inimitabili.
Indimenticabili.
lunedì, 31 luglio 2006,05:29
UN CORPO PER PECCARE
 
Da che parte s’inizia quando si è ispirati a scrivere qualcosa sul nudo maschile?
Non è per niente facile comunicare certe vibrazioni. Onde inebrianti di sensualità e armonia. Insomma, è un attimo scivolare nella volgarità, soprattutto quando, come me, la sguaiatezza ce l’hai nel patrimonio genetico.
Verbalmente inibita inizio a navigare in rete.
Non so neanche cosa stia cercando, ho solo con la vaga sensazione di poter stimolare le mie sinapsi linguistiche attraverso la visione di un modello classico.
I Bronzi di Riace, tanto per dire.
Sullo spettacolo dell’ideale greco di bellezza maschile vengo folgorata. Porcogiuda, ma come ho fatto a non pensarci prima? Riace è pure dalle sue parti.
Vuoi vedere che
LastThule è la reincarnazione del famoso Tideo?
Tra l’altro la storia di questo Tideo ha dell’incredibile: l'espressione scolpita nel suo volto non è affatto sorridente come sembra. Il suo è un ghigno satanico e bestiale, simbolo della ferocia del guerriero capace di fermarsi a divorare il cervello del nemico Melanippo. L’orrendo atto che gli costerà l'immortalità promessagli da Atena. Eh, caro il mio LastTideo, scherzare con dee e regine può costar caro!
Ma che c’entra tutto questo con quello che volevo scrivere?
Ricominciamo.
Avete presente quel tipo con il cuore a destra? Ecco, sto cercando di parlare di lui.
Io lo conosco da una vita, si può dire dai primordi della mia vita cibernetica.
Ora che ci penso è stato anche il mio iniziatore bloggistico, nonchè il creatore del mio nickname. Sì, l'idea di LamaDiCorte venne a lui. Per farla corta, nonostante le incolmabili divergenze su questioni, politiche diventammo amici ed a un certo punto, un paio di anni fa, venne a stare qui da me per una quindicina di giorni.
La convivenza in un bilocale, crea, come dire, quell’inevitabile intimità che … no, non c’entra mica con il sesso, figuriamoci, all’epoca ero pure fidanzata.
Però cazzo, se uno è bono come il pane appena sfornato c’è poco da cincischiare. Devo dire che ho effettuato un mero studio filosofico delle forme? E sia! A buttarla sul culturale non si sbaglia mai soprattutto quando si esternano pensieri lubrici.
E poi ripeto, siamo amici. E con gli amici certe cose non si pensano nemmeno.
Si fanno direttamente.
LastThule è l'essenza del maschio.
Curva di glutei perfetti, linea rigida e flessuosa del dorso, cosce allungate e fasciate da muscoli vivi. E’ bellezza che prorompe, austera, fino a diventare un tutt’uno con un rigore immediatamente evidente: c'è poco da dire, quest’uomo racchiude nelle tornite linee del suo corpo tutta l’energia erotica dell’universo maschile.
Ora, sia chiaro, il mio è stato un approccio assolutamente scientifico. Insomma, sto solo provando a descrivere la concezione complessiva e fondata della magnificenza LastThuliana.
Sì, vabbè, ma…..
Quando l’armonia restituisce all'uomo un ideale virtuoso di bellezza assegnandogli una missione dinamica, attiva e potente, pur conservandone leggerezza nel pensiero……
Quando la presenza non placata nella forma assume i connotati mobili di un inquietudine atavica, sete di essere, turbata e turbante………..
Quando la verità carnale dell’uomo, esplodendo, lo rende dannatamente perfetto e terribilmente mortale……
beh, quando tutto ciò si rivela proprio nel vostro talamo, vi assicuro che tutto vi viene in mente tranne la filosofia.
Last, quando hai detto che torni a trovarmi? Settembre? Beh, come saprai nel frattempo mi sono sfidanzata e rifidanzata altre settemila volte.
Al momento sono sfidanzata.
Questo, ovviamente non significa nulla, perchè noi siamo amici e........E CHE COJONI 'STA STORIA DELL'AMICIZIA! MA PERCHE', TRA AMICI NON SE PO'???
In ogni caso io inizio a prepararmi con training autogeno, con i fiori di Bach e litanie alla Santa Protettrice delle Zitelle: quaranta metri sono proprio pochini per sopravvivere all'intensa stimolazione psicologica di una scultura ti gira intorno. Quasi sempre nuda.
venerdì, 28 luglio 2006,00:46

GAZZILLERE PER LaP

Carissima Lapravda
la gazzillera è insetto, direi la Cetonia aurata appartenente all'ordine dei Coleotteri, famiglia Scarabeidi. Oddio, in effetti potrebbe trattarsi anche di una Protaetia aeruginosa ma sfido anche Piero Angela ad azzeccarci.
In ogni caso è quella roba lì, forse il maggiolino, forse lo scarabeo dorato. Ha un colore metallico che va dal verde all'oro al blu, una capoccetta piccola con due occhioni neri ed un paio antennine, che, a seconda si tratti di Cetonia o Protaetia possono essere infuori o indentro (quest’ultima affermazione va presa con il beneficio d’inventario: l’ho improvvisata, perché dalle foto trovate in rete a me pare che non ci siano altre differenze).
Come puoi rilevare dalla composizione fotografica che ho creato per te, la somiglianza tra la gazzillera e la mia macchina è impressionante, anche se nella versione bianca, quest’ultima, sembra molto più simile all’ultima lavasciuga della REX.
Quando ero piccola mia nonna catturava le gazzillere e le incaprettava. Faceva una specie di cappio con il filo di puro cotone makò, quello con il quale faceva anche i centrini. Mi sto chiedendo come cavolo facesse, fatto sta che mi sono trovata spesso a passeggiare con una gazzillera al guinzaglio.
Sono cose che lasciano il segno, ma non troppo, in effetti.
Anche perché mica tirano tanto.
Tu pensa, LaP, leggendo qua e là ho scoperto che questi insetti metallizzati, per difendersi, non adottano alcun comportamento mimetico: se disturbati arrestano ogni movimento, lasciandosi cadere a terra e fingendo la morte.
A me questa cosa non mi risulta proprio, di certo, se l’avessi notata ne avrei emulato il comportamento.
Fingersi morte.
Pensa quante rotture di cazzo in meno nella vita.
 

martedì, 11 luglio 2006,04:22

TRESEGHE', TRESEGHE'........il rigore l'hai sbajato solo te!

Smetto quando voglio, giuro, perché è un mondo dal quale sono assolutamente fuori.
Del calcio capisco praticamente nulla.

Conosco giusto Totti perché è l’ottavo Re di Roma, Del Piero per via l’acqua Rocchetta col passerotto e Cannavaro perché…… sì.
E poi conosco LucaToni olèolè perchè l'ho letto su un post di Kub e infine De Vezze per colpa del mio amico Mons, autore del testo di una canzone che sta ottenendo un discreto successo e che si può scaricare
qui.
Stop. Fine della mia cultura calcistica. Ignoro cosa sia er cucchiaio. E anche sui fuori gioco non è che abbia le idee proprio chiare.

Ma l’ondata di allegria condivisa ha preso in pieno anche me, inaspettatamente, nello  stomaco, un po’ come la capocciata di Zidane, ed è impossibile ignorarla, perché pulsa ritmicamente e mette addosso una frenesia che prima che possa dire boh mi ha già colonizzato gambe testa e pancia, è un sentimento che pacifica, che invoglia a mettere insieme quel che resta dell’argenteria di famiglia per riprovarci.
E’ qualcosa che va ben oltre un titolo: è il tornare a ridere quando ti sembrava che non ci fosse proprio più nulla da ridere.
E’ la faccia di un ragazzino che dorme sul seggiolino posteriore di un auto, in mezzo ad una santabarbara di fuochi d’artificio che neanche a Torre Annunziata la notte di Capodanno.
E’ un autobus dell'Atac, che, di ritorno al deposito, scandisce nel display un intermittente e luminoso “CAMPIONI DEL MONDO”, che a quell'ora e in mezzo a quel casino ti dici che no, non può essere stato il conducente.... la scritta se l'è impostata l'autobus da sè.
E’ l’ancheggiare di una vecchia, all’incrocio tra Portuense e Trullo che sbandiera il tricolore come in una quintana. E’ l’insalata di riso tra il primo ed il secondo tempo, veloci, che Buffon  è già rientrato in campo. E’ la bandiera del xxv aprile, riesumata solo ieri, a mondiale finito. Per scaramanzia.
E’ un giro di vite illusorio e dolcissimo. In motorino e senza casco, perché, fanculo, stanotte fanno festa anche i vigili.
E’ uno stronzo col gippone che, giuro, rallenta e mi fa passare, anche se ha la precedenza. Anche se gli arrivo da sinistra. Anche se ancora non ci credo.
E’ la torta alla frutta con lo spumante che no, aspettiamo che finisca la partita: se va bene festeggiamo,  se va male ci renderà meno amara la sconfitta.
E’ un biondino che vaga per il quartiere con un mantello tricolore, come Batman. Però in mutande.
E’ la gente di queste latitudini, a volte è perduta, a volte arrabbiata o allegra o sola o ubriaca. Gente che mente al coniuge, al fisco, al prete nel confessionale e agli exit poll, ma è la mia gente, e sta a vedere se non va a finire che mi tocca ammettere che mi somiglia.
E’ come il cuorem di chi torna nell’urna referendaria dopo 10 anni, con la sabbia nei sandali. Quasi come Bartali. Quando il quorum non serve. Quando non ci pensavi proprio.
E’ uno slogan usurpato, mortificato, che ti si ferma in gola e si trasforma repentinamente in un Forza Azzurri, perché sponsorizzare i nani non è mai stato sport nazionale. Almeno qui.

E’ il boato surreale dei romanisti sul rigore centrato da uno juventino. E anche viceversa, suppongo. Ma qui si è sentito più il primo.
E’ un orgia di petardi e trombe sfiatate, di antifurti impazziti e cani impauriti.
E’ il coretto Treseghè, Treseghè il rigore l’hai sbajato solo te…che quelle bastarde delle mie Sorelle Lamelle continuano a cantare un macchina, mentre torniamo a casa. Rintronate e festose.
E questo e anche altro. E’ una deriva che mi piace.
Ma smetto quando voglio, giuro.
Solo che per il momento non voglio.